sabato, settembre 29, 2007

Aeroporti di Roma: la sua Shopping Gallery è "Site of the Week" secondo la testata indipendente londinese Moodie Report

Tratto da: Time & Mind

Grande successo dell'Italia nel mondo per la qualità, la tecnologia e lo stile che ha saputo dimostrare attraverso il recente conferimento di un premio indipendente per il sito che rappresenta uno dei luoghi pubblici più attraversati e visitati da parte di un pubblico eterogeneo e internazionale.

aeroporti di roma shopping gallery

Il sito Internet della Shopping Gallery dell'Aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino, uno tra i più importanti scali sotto la direzione di Aeroporti di Roma (ADR), è stato infatti recentemente segnalato come "site of the week" da una tra le pubblicazioni on-line indipendenti più importanti nel settore del travel retail: Moodie Report.

Moodie Report è una pubblicazione con sede a Londra che fa capo alla compagnia indipendente Moodie International Ltd.moodie report
Fondata da Martin Moodie, in pochi anni si è affermata come una delle più importanti riviste del settore del travel retail e della pubblicazione di guide di settore.
L'autorevolezza delle fonti, e la sua presenza capillare anche in paesi come la Cina e il Giappone ne fanno un mezzo di propagazione comunicativa di importanza planetaria.

Il web site premiato è quello della Shopping Gallery di Aeroporti di Roma, che rappresenta le sedi reali degli oltre 130 negozi dell'Aeroporto Leonardo da Vinci, e che vede la presenza di brand internazionali e prodotti di genuinità esclusivamente italiana.

Non è difficile comprendere come l'opportunità di avere una finestra sul mondo, potenzialmente visitata da milioni utenti interessati alle offerte del sito aeroportuale, abbia motivazioni che vanno al di là della semplice offerta di un servizio da parte di una struttura al centro degli interessi commerciali e turistici mondiali.

adr aeroporti di roma shopping gallery Il punto forte del sito di ADR è la mappa virtuale (virtual map), una applicazione interattiva tridimensionale che permette al visitatore di simulare un percorso con "camminamento" calcolando addirittura i tempi di percorrenza: un tool questo molto utile quando si debbano pianificare i tempi di visita prima di una partenza.

Una vera opportunità da sfruttare non solo in un centro aeroportuale ma, suggeriamo, anche in grossi centri commerciali, centri museali di particolare rilevanza e nelle fiere più importanti d'Europa.

In un mondo in cui i colori sono fondamentali per la comunicazione, ogni dettaglio non è stato trascurato e rispecchia la tipologia del servizio che si vuole visualizzare. L'utente non si può dunque sbagliare: arancio per i negozi, verde per i bar e i ristoranti e blu per i servizi.

Un altra caratteristica innovativa - fa notare Moodie Report - è lo strumento che permette di calcolare il percorso più idoneo: l'"itineraio breve", che permette di raggiugere il Gate nel più breve tempo possibile, e il "percorso consigliato", che in pochi minuti permette di visitare l'area commerciale che vi separa dal Gate di partenza attraversando il maggior numero di shop.


Moodie Report ha premiato il sito della Shopping Gallery di Aeroporti di Roma per le seguenti caratteristiche che lo rendono fortemente innovativo:

• la Virtual map
• il profilo di ogni negozio, con utili informazioni e foto ad alta risoluzione dei punti vendita
• sofisticate funzioni di ricerca
• Tool per il calcolo automatico dell'intinerario
• Guide allo shopping facilmente scaricabili


NEW MEDIA AGENCY


Il web site della Shopping Gallery è stato progettato e realizzato da Time & Mind, new media agency time & mind specializzata nello sviluppo di strategie e progetti di comunicazione integrata on-line e off-line, web marketing e content management.

Il cuore del sistema di gestione del database centrale e del sistema per la scelta dell'itinerario è il sofisticato CMS Ulisse, una piattaforma estremamente versatile sviluppata su tecnologia Php/MySQL per il Web Content Management System, un applicativo che consente l'aggiornamento di tutti i contenuti del sito in piena autonomia attraverso l'accesso ad un'area di amministrazione protetta da autenticazione con username e password.

Una piattaforma che è utilizzata anche su altri sistemi dove lo smistamento dell'informazione è di fondamentale e delicata importanza come ad esempio sui portali di Satap Autostrade Torino-Milano e Torino-Piacenza (per il monitoraggio in tempo reale dei dati ambientali e di archivi georeferenziati).

Forte della sua pluriennale esperienza nella progettazione e sviluppo di prodotti digitali, Time & Mind ha progressivamente ampliato la sua offerta di servizi integrando le forme di comunicazione tradizionale con i più avanzati sistemi di comunicazione interattiva fino ad arrivare a formalizzare il concetto di "Ecosistema Digitale".




File IconIl sito web della Shopping Gallery di Aeroporti di Roma (ADR)
File IconIl sito web della new media agency Time & Mind e della piattaforma CMS

domenica, settembre 02, 2007

Chi ha paura di Google?


[Da un articolo pubblicato da The Daily Bit del 1 settembre 2007]


The Economist
(www.economist.com) presenta oggi, in Who's afraid of Google? copertina a tutta pagina, una domanda rivolta ai propri lettori "Who’s afraid of Google?" (trad. "Chi ha paura di Google?")

Un dubbio terrifico tutt'altro che infondato che serpeggia ormai da tempo tra gli utenti e i competitor dell'azienda di Mountain View.

Google infatti evoca da sempre sentimenti ambivalenti.

Molti ad esempio usano i suoi strumenti, senza scrupoli, per inserire foto di famiglia, blog, video, date e appuntamenti, email, mappe, contatti, social network, fogli di calcolo e di lavoro e informazioni riservate, come quelle sulla propria carta di credito.
In sintesi, informazioni in numero incalcolabile sulla propria vita privata risiedono sui computer della più potente azienda della new economy del XXI secolo. E pare che siano in arrivo novità, come il GPhone, il nuovo cellulare di Google, o tools per schedulare informazioni mediche personali.

Secondo altri, il potente motore starebbe diventando un Grande Fratello che controlla le nostre vite, timore confermato dalle affermazioni di Edward Felten, Professore di Information Security nei corsi di Computer Sciences all’Universita’ di Princeton: "Google potrà presto, quando lo desidera, stilare dossier privati di qualsiasi individuo".

Sapevate ad esempio che Google (secondo una nota ancora da verificare nei "term of service") potrebbe detenere i diritti di proprietà intellettuale sui documenti che gli utenti condividono mediante i suoi applicativi? (http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2056021)

E nonostante, con il motto “Don't be evil”, Google abbia sempre cercato di esibire di sé una immagine pulita e trasparente, il dubbio che qualcuno stia spiando nella nostra vita privata diventa sempre più certezza.
I suoi fondatori, Larry Page e Sergey Brin e con Eric Shmidt, amministratore delegato, hanno infatti esplicitamente dichiarato a più riprese che i loro intenti non sono massimizzare il profitto ma migliorare il mondo.
Troppi sermoni, si chiede l'Economist?

Il problema sollevato dall'editoriale di oggi su The Economist è che Google è, e rimane, un’azienda, una delle più potenti al mondo, in lotta con numerosi conflitti di interessi, e il cui unico scopo è fare profitto.

Ma che un'unica azienda abbia a disposizione così tante informazioni riservate di individui e aziende, con la possibilità di incrociare tali dati con quelli derivanti dai servizi del Googleware non fa dormire sonni tranquilli, tanto che anche l’Unione Europea starebbe ponendo dubbi sul rispetto della privacy.

E Google, non dimentichiamolo, ha realizzato il più potente supercomputer del mondo: composto da innumerevoli cluster di server, disseminati su datacenter posizionati per tutto il globo. Dettagli che Google tiene ben segreti. L'infrastruttura è talmente flessibile, che ogni risorsa può venire riallocata in tempi brevissimi. Ad esempio se nasce una inaspettata domanda di attivazione di Gmail, Goole provvede istantaneamente a riallocare lo spazio dei suoi server per questa richiesta immediatamente.
Questa infrastruttura permette a Google di lanciare qualunque servizio desideri in tempi quasi istantanei e a costi e rischi aziendali pressoché nulli, con una competitività ingeguagliabile dalla concorrenza, innescando pericolosi fenomeni di monopolio su scala planetaria.

Una azienda che macina capitali e che, avvicinandosi al suo decimo anno di vita, dichiara un fatturato nel 2006 in crescita del 67% a 3,2 miliardi di dollari! Mentre le stime per il 2007 prevedono che Google raccoglierà il 28,3% del fatturato pubblicitario statunitense investito su internet! Un nuovo balzo in avanti rispetto al 24,7% del 2006.

Non male per un'attività che vive sui ricavi di piccoli annunci di testo che compaiono in seguito ai risultati di ricerca: 50 centesimi di dollaro in media ad ogni clic.

Ma anche i ricavi derivanti dal “pay-per-click” hanno un loro limite fisiologico. E cosi’ Google si sta muovendo verso nuove aree di mercato, come l’acquisizione strategicamente importante di DoubleClick, tanto da fare esclamare Shar VanBoskirk (del Forrester Research) che «con questa operazione Google è il leader assoluto [...] Non c'è più nulla che non abbiano".

E allora puntiamo l'occhio su dove Google Inc. sta effettivamente investendo: e scopriamo che Sergey Brin ha investito 2,6 milioni di dollari nell’impresa della moglie Anne Wojcicki. La donna, analista finanziaria, ha fondato un’azienda che si occupa di genetica. Google è anche entrata nel capitale sociale di questa società, che si chiama 23andMe. Per farla breve: Google ha stabilito una partnership strategica con un’azienda impegnata nel campo della genetica.

L'azienda, che prende il suo nome dalle 23 coppie di cromosomi che ognuno di noi possiede nel proprio corredo genetico ha come mission quella di "developing new ways to help you make sense of your own genetic information" e cioè aiutare la gente a conoscere le proprie informazioni genetiche (con test innovativi da fare autonomamente), a capirle e a metterle a disposizione del genere umano (tramite la diffusione e l'interconnessione del sapere sull'argomento) e ovviamente di Google stessa.

Dopo i dati personali, le attività, le password, gli interessi, all'azienda di Mountain View cosa mancava di raccogliere se non il corredo genetico di ogni individuo?

E allora guardiamo l'impressionante video (www.masterplanthemovie.com) confezionato dall'Università di Scienze applicate di Ulm, in Germania.





E la censura? Google non ne è immune, dato che ha dichiarato «Rimuovere i risultati delle ricerche non è coerente con la missione di Google. Ma non dare alcuna informazione (o mettere a disposizione un servizio scadente) lo è ancora meno». Con questa linea difensiva elementare quanto opinabile Google ha annunciato al mondo il lancio della versione cinese del suo search engine. E ha così fatto sapere di avere chinato al testa di fronte al governo di Pechino, da sempre in prima linea nel controllo delle informazioni trasmesse via Internet.

Una scelta di business, insomma. Che ha deluso gruppi che si battono per la libertà di espressione come Reporters sans frontières: “E’ davvero una brutta notizia per l’Internet in Cina”, ha fatto sapere l’associazione francese. “Fino ad ora Google era l’unico motore di ricerca che non si era piegato. Di conseguenza, era il governo cinese a doversi attivare per bloccare le informazioni. Ora lo farà direttamente Google”.


Speriamo, allora, di non dover mai leggere un editoriale, come quello ironicamente scritto da Giovanni di Mauro sull'Internazionale del numero 691 della sua rivista, uscito il 4 maggio 2007.


“Maggio 2017. Ultim’ora. Google compra Internet. Il famoso motore di ricerca ha pagato 2.455 miliardi di dollari, cash: “Abbiamo capito che non ci conveniva comprare Internet a pezzetti”. Negli ultimi vent’anni Google ha comprato YouTube, Doubleclick, Aol e, l’anno scorso, Microsoft. Un messaggio di congratulazioni è arrivato dal governo cinese. Nessun commento, invece, da Amnesty International e Reporters sans frontières: i siti e i server di posta delle due organizzazioni non erano raggiungibili a causa di imprecisate difficoltà tecniche".

"Fantascienza? - continua di Mauro - Mica tanto. O almeno, non più del progetto (vero) di Google per un ascensore con cui andare nello spazio. Google compra una società dopo l’altra, licenzia i dipendenti che aprono un blog e, per la prima volta, è diventato il marchio che vale di più al mondo (62 miliardi di dollari), superando Microsoft. Intanto già tutti si chiedono: come facevamo senza Google?"

Google: "Don't be evil!"