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domenica, novembre 06, 2011

Autunno in Romagna

Sono i colori caldi della natura autunnale ed i calorici prodotti stagionali a riscaldare questi primi freddi giorni.
Lungo il tratto appenninico della provincia di Forlì e Cesena è tutto un fiorire di sagre il cui intento e di farci gustare e riscoprire la bontà dei frutti del sottobosco, delle carni pregiate e dei formaggi.
Sulle nostre tavole ritornano zuppe, vellutate, brodi e cibi che oltre a scaldare il corpo danno conforto anche alle nostre anime.
Ristoranti ed osterie, seguendo la stagionalità dei prodotti, propongono menu a base di castagne, funghi, tartufi e cacciagione e a noi non resta che l'imbarazzo della scelta nell'individuare la cucina che maggiormente stuzzica il nostro palato.
Alessandra e Roberto de La Campanara di Galeata sono imbattibili nel cucinare la minestra e le tagliatelle di castagne, mentre, Enzo ed Alberto del Rustichello di Meldola offrono un ottimo menù a base di porcini.
La Rosa Bianca a Dovadola conquisterà gli appassionati di tartufo ed i cultori del formaggio di fossa troveranno 'pane per i loro denti' all'Osteria dei Frati a Roncofreddo (Rn) e all'Osteria Al Pozzo Antico a Mondaino(Rn).
Nonostante il calendario delle sagre autunnali sia fittissimo, da non perdere la Sagra del Tartufo a Cusercoli il 13 ed il 20 novembre e quelle numerose che festeggiano la 'sfossatura' del formaggio di fossa, come la 37° Fiera che si svolge a Sogliano il 20, 27 novembre ed il 4 dicembre.
Affascinante e gustoso il connubio che ci viene proposto a Mondaino (Rn) il 20 e 27 novembre, dove viene festeggiata l'unione tra due eccellenze, il formaggio di fossa e il tartufo bianco pregiato dei colli riminesi.

lunedì, gennaio 31, 2011

Romagnolo lingua viva!


Il dialetto romagnolo è una lingua ancora viva, parlata tra i giovani, scritta da poeti e narratori che tuttora la mantengono moderna e pulsante, anche se dobbiamo ringraziare, prima di tutti, Federico Fellini per aver fatto conoscere il nostro dialetto con il suo capolavoro “A m'arcord” con le mitiche scene ambientate nel popolare quartiere di San Giuliano a Rimini.
Non è semplice per chi proviene da altre regioni distinguere la parlata romagnola da quella emiliana, ma anche capire se chi si ha davanti è un ravennate o un riminese!
Il romagnolo è molto orgoglioso dei propri natali e mal digerisce di essere confuso con un emiliano e forse è anche per questo che proliferano i movimenti autonomisti che vorrebbero la Romagna regione a sé stante!
Se non volete urtare la sensibilità di un romagnolo, sappiate che il nostro dialetto è quello parlato nelle performances comiche di Giacobazzi o di Paolo Cevoli, anche se pure qui occorrerebbe fare dei distinguo.
In ogni provincia romagnola il dialetto assume sfumature e cadenze diverse ed anche all'interno della stessa provincia spesso si fa distinzione tra accento della “bassa” (pianura) e accento cittadino oppure della collina.
Il dialetto forlivese o quelle cesenate che si parla nella zona appenninica risente maggiormente dell'influenza delle regioni confinanti (Toscana e Umbria), mentre nei paesi più vicini al mare è facile che la parlata abbia sfumature ravennati o riminesi.
La radice di questa lingua popolare deriva dalla dominazione francese avvenuta tra la fine del '700 e gli inizi dell'800.
Ed è per questo che alla mia prof di francese delle medie, quando faceva la spesa al mercato delle erbe, il venditore le rispondeva in dialetto romagnolo anche se lei aveva chiesto verdura e prezzo in francese!
Oggigiorno, in dialetto rimangono i soprannomi, che spesso finiscono anche sulle lapidi, le imprecazioni (tra le più note … “và in tè casen”), certa toponomastica ed i nomi dei ristoranti.
Nonostante una volta il fenomeno fosse più diffuso, sono ancora tanti i ristoranti e le osterie con il nome in dialetto, anche se oggi vanno per la maggiore i nomi esotici.
Molti di loro sono legati alla cucina tradizionale romagnola, come “E galet” a Colmano di Predappio, oppure il ristorante “Vecchio Lampione” di Forlì, che una volta era battezzato “Ustarì de lampion”, “A m'arcord a Forlì” anche'esso, “Lazaroun” a Santarcangelo di Romagna e molti altri.
Visto che le mie radici non sono propriamente romagnole, posso dire che riesco a decifrare il dialetto, ma non posso dirmi una conoscitrice della lingua, anche se apprezzo tutte le iniziative per mantenerlo in vita e parlato.
In Romagna sono molto amate le commedie dialettali e numerose sono le compagnie teatrali, anche dilettantistiche, che le mettono in scena, già questo basterebbe per non considerare il “romagnolo” una lingua morta!